Magnifico Rettore Dott. Delfino,

Le scriviamo in rappresentanza del gruppo “Studenti Contro il Green Pass” che solo per Genova conta oltre 700 persone tra studenti, docenti, genitori e personale amministrativo.

In considerazione Giuridica, il Green Pass istituito con Decreto-legge per accedere agli ambienti universitari e per esercitare il diritto allo studio porta, in primo luogo, una violazione dell’articolo 2 della Costituzione in quanto la Repubblica “riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo” e non li concede dietro autorizzazione poiché connaturati all’individuo e preesistenti allo Stato stesso. Inoltre, pone in essere una discriminazione che contrasta l’uguaglianza formale, per cui “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali di fronte alla legge”, e sostanziale, per cui la Repubblica deve porre in essere condotte volte a dare equità, incardinate nell’articolo 3 della Costituzione. Esso, poi, è una chiara limitazione della libertà personale nei confronti di determinati soggetti tutelata dall’articolo 13 della Costituzione per cui è assolutamente vietato comprimere tale libertà “se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge”. Il Regolamento Europeo 953/21 vieta al punto 36 la discriminazione nei confronti dei soggetti che non possono e non vogliono vaccinarsi mediante l’uso del Green Pass, le ricordiamo che per Sentenza della Corte Costituzionale 170/1984 il Diritto Europeo è sovraordinato a tutto il Diritto interno e pertanto il Decreto-legge legato al Green Pass è inapplicabile e sospeso. Informare mediante sito universitario che gli studenti e il personale devono possedere Green Pass per accedere agli edifici pubblici, che per definizione non danno la possibilità di escludere nessuno soprattutto se avente diritto mediante pagamento tasse e vincita al concorso, viola l’articolo 6 della Legge 962/1967 che vieta la coercizione di dotarsi di marchi o segni al fine di identificarsi in un gruppo nazionale, senza contare l’insopportabile marchio ideologico di biasimo sociale per chi non è provvisto di Green Pass.

Richiedere un tampone ogni 48 ore senza che una persona presenti sintomi è chiaramente l’imposizione di un accertamento che, secondo la legge 833/78 all’articolo 33, solo la proposta motivata di un dottore dopo visita medica e il provvedimento di un Sindaco possono obbligare. La questione asintomatici, poi, è stata smentita in quanto i cicli di analisi dei tamponi è superiore al dovuto e l’OMS ha specificato che nei soggetti sani questi non sono attendibili, e ancora, l’ordinamento giuridico considera solo stati in evidente degenerazione patologica progressiva e gravissime malattie che pongono l’individuo in pericolo di vita.

Dissentiamo su quanto scritto sul sito dell’Università riguardo alla sicurezza che apporterebbe il Green Pass, niente di più falso, esso non è uno strumento volto a garantire sicurezza ma costituisce soltanto un obbligo secondario alla vaccinazione come detto da Crisanti e Bassetti. Oltre ciò, è evidente che il mondo scientifico non concordi sull’effettiva efficacia del vaccino e soprattutto sul rapporto rischi-benefici dello stesso, sul quale non vi sono sufficienti studi e sperimentazioni, evidenziato dal fatto che sul consenso informato è riportato chiaramente che le aziende farmaceutiche non si assumono responsabilità in caso di eventi avversi anche a lungo termine e che, purtroppo, si stanno manifestando persino con la morte. Pertanto, i limiti posti sui trattamenti sanitari resi obbligatori, nel nostro caso per vie traverse, sono ampiamente oltrepassati e a tal proposito si ricorda la Sentenza della Corte Costituzionale 5/2018. Per altro, il

Ministero della Salute in questi due anni non ha considerato cure mostratesi efficaci come Sieroterapia, Desametasone e Idrossiclorichina combattendole sottoforma di minaccia verso medici che le praticavano e, comunque, il 7/08/2021 si è dato il via libera ai monoclonali. Dunque, Il Sars-CoV-2 è curabile e il cittadino, in tale condizione, ha diritto di valutare se un trattamento sanitario piuttosto che un altro rispetti il presupposto migliorativo del proprio stato di salute, anche questo stabilito dalla Corte Costituzionale.

Si avvisa, inoltre, che le certificazioni di esenzione alla campagna vaccinale sono osteggiate dai medici di base per imposizione da circolari interne dell’Asl ponendo molti studenti con problemi di salute in una situazione ancor più difficile.

Noi di Studenti contro il Green Pass teniamo a ribadire che ci poniamo contro ogni discriminazione verso gli studenti per qualsivoglia motivo che sia di razza, religione, convinzioni politiche, sesso e tanto più per terapie farmacologiche ai quali i singoli decidono o meno di sottoporsi. Discriminare l’accesso agli ambienti dell’Università in base al possesso di un lasciapassare è un’inaudita divisione in studenti di serie “A” e studenti di serie “B”. Ai primi è concesso, in un regime di libertà condizionata, di accedere alle lezioni, agli esami, di partecipare ai tirocini obbligatori e ai vari servizi dell’Università, mentre, ai secondi no a parità di tasse pagate. Il pensiero che questa e altre misure impediscano a qualunque studente di entrare in aula dovrebbe far rabbrividire chiunque.

A livello democratico non possiamo che rilevare come si stia intraprendendo, sia a livello nazionale che accademico, una china allarmante dove il principio di autorevolezza viene costantemente sostituito dal principio di autorità in veste di un “ipse dixit”. Se dall’alto le decisioni più stringenti vengono prese tramite decretazione di emergenza, senza previa discussione parlamentare, all’interno dell’Università la discussione è annullata sospendendo la possibilità di fruire degli spazi di ateneo.

Tali pericolosi provvedimenti, altresì, riorganizzano in modo preoccupante il rapporto tra collettività e individuo portando al centro la prima e non più il secondo, in nome di un “bene comune”, in totale disaccordo con la dottrina pluralista dalla quale si radica la nostra forma di stato.

Concludendo, le chiediamo di attenersi al controllo del ritorno del potere e al principio di legalità incardinati negli articoli 28 e 54 della Costituzione assumendo una ferma posizione di rifiuto su tale misura, che pretende irragionevolmente il prevalere del diritto alla salute contrastando la Sentenza della Corte Costituzionale 85/2013 e tutte le sentenze dei Tribunali riguardo i provvedimenti presi negli ultimi due anni, garantendo il libero accesso all’Università e mantenendo strumenti preventivi laddove necessario. Qualora il direttivo universitario non dovesse prendere posizione continueremo a organizzarci e metteremo in pratica azioni per far sì che uno scempio di tali dimensioni non diventi realtà.

Fiduciosi nella sua comprensione.

Studenti Contro il Green Pass dell’Università di Genova.

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Categorie: Lettere

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